Se mai reclamato, il compenso dell’amministratore non può essere richiesto in sede di liquidazione


L’amministratore di una società che per anni non ha mai reclamato il proprio compenso non ha diritto di richiederlo al momento della liquidazione della società. In tal caso la rinuncia è tacita (Corte di Cassazione – ordinanza n. 22802/2019).

Se è vero che l’amministratore di una società, con l’accettazione della carica, acquisisce il diritto ad essere compensato per l’attività svolta in esecuzione dell’incarico affidatogli, tuttavia tale diritto è disponibile e, così come può essere derogato da una clausola dello statuto della società, che condizioni lo stesso al conseguimento di utili, ovvero sancisca la gratuità dell’incarico, del pari può anche essere oggetto di rinuncia anche attraverso una remissione tacita del debito.
Sebbene, poi, la rinuncia non sia desumibile da un mero comportamento inerte dell’amministratore (inerzia o silenzio), atteso che è necessario un comportamento concludente del titolare che riveli in modo univoco una sua volontà abdicativa, tuttavia, i giudici della Corte hanno chiarito che la mancata richiesta del compenso per tutto il periodo dell’attività svolta fa intendere alla rinuncia tacita al compenso.


Se pertanto l’amministratore non ha mai reclamato il proprio compenso, senza mai chiedere all’assemblea di porre all’ordine del giorno la sua determinazione, tale condotta dell’amministratore è intesa come rinuncia tacita del compenso, senza alcuna possibilità di reclamarlo in sede di liquidazione della società.