Recupero imposte su merce venduta oggetto di truffa

In caso di cessione di beni oggetto di truffa da parte di un proprio agente, mediante ordini falsi a clienti inconsapevoli, è possibile recuperare l’IVA versata senza esercitare in concreto la rivalsa, mediante emissione di note di variazione. Per le stesse finalità è possibile rilevare la sopravvenienza passiva deducibile ai fini IRES e IRAP a storno dei ricavi che hanno concorso alla determinazione del reddito nel periodo di competenza. Tuttavia, il recupero è ammesso a condizione che la mandante provi con elementi oggettivi che al momento dell’emissione delle fatture attive, non sapesse o non potesse ragionevolmente sapere che la cessione fosse oggetto di frode da parte del suo agente. (Agenzia delle Entrate – Risposta n. 331 del 2019)

QUESITO


Con l’istanza di interpello la società ha chiesto di conoscere le modalità per rettificare l’IVA (corrisposta senza poter realizzare la rivalsa), e per rilevare i componenti negativi di reddito (ai fini IRES ed IRAP), in relazione al danno subito per ordini falsi a clienti inconsapevoli, nell’ambito di una truffa operata da un proprio agente, il quale una volta ritirata la merce in luogo dei clienti l’ha veduta a terzi in nero, mentre le fatture corrispondenti sono rimaste insolute.


PARERE DEL FISCO


Preso atto della sentenza irrevocabile che ha accertato la truffa operata dall’agente, e partendo dal presupposto che il danno accertato non sia stato in alcun modo rimborsato dal reo o da qualunque altro soggetto, anche in forma assicurativa, e che al momento dell’emissione delle fatture attive l’azienda non sapeva o non poteva ragionevolmente sapere che si trattasse di una truffa, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:
– ai fini IVA, quando il passaggio di beni avviene indipendentemente dalla volontà del cedente – perché del tutto assente (furto) ovvero perché artatamente manipolata (truffa) – mancano i presupposti per sottoporre la “cessione” all’imposta. In tal caso, qualora, pur mancando i requisiti, l’operazione sia stata fatturata in regime di imponibilità e l’imposta versata senza esercitare in concreto la rivalsa, è possibile recuperare detta imposta mediante emissione di note di variazione ai sensi dell’articolo 26 del DPR n. 633 del 1972 (decreto IVA). Tuttavia, l’emissione della nota di variazione consente l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta al più tardi con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto per effetto della irrevocabilità della sentenza che ha accertato la truffa, ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo. Qualora siano decorsi i termini suddetti, l’IVA può essere recuperata mediante apposita istanza di rimborso da presentare all’ufficio competente entro due anni.
In caso di procedura di pignoramento nei confronti dell’agente con esito negativo, il termine per l’emissione delle note di variazione in diminuzione, con conseguente detrazione dell’imposta, decorre dal verbale dell’ufficiale giudiziario.
– ai fini IRES, è possibile contabilizzare la sopravvenienza per stornare i ricavi ad ogni effetto (contabile, civilistico e fiscale), utilizzando il Fondo Rischi appositamente accantonato in ragione della “sospetta” truffa (il cui accantonamento sia stato ripreso a tassazione), mediante una variazione in diminuzione nel periodo d’imposta in cui avviene l’utilizzo, nei limiti della quota precedentemente accantonata. A tal fine, è onere del contribuente predisporre e conservare la documentazione idonea a consentire all’amministrazione finanziaria di riscontrare la puntuale riconduzione della menzionata variazione in diminuzione all’ammontare originario dei ricavi, divenuti insussistenti a seguito della truffa.
– ai fini IRAP, i medesimi accantonamenti assumono rilevanza in conseguenza dell’utilizzo del fondo rischi, in ragione del collegamento con i ricavi originari (inesistenti) che hanno concorso alla formazione del valore della produzione netta IRAP, nei precedenti periodi d’imposta.