Non sono imponbili i buoni pasto per i lavoratori agili


Per il Fisco i buoni pasto che l’Ente bilaterale riconosce ai lavoratori agili non concorrano alla formazione del reddito di lavoro dipendente, pertanto, l’Ente non sarà tenuto ad operare anche nei confronti dei lavoratori in smart-working, la ritenuta a titolo di acconto Irpef sul valore dei buoni pasto fino a euro 4, se cartacei, ovvero euro 8, se elettronici. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 22 febbraio 2021, n. 123)

In deroga al principio di onnicomprensività che disciplina il reddito di lavoro dipendente non concorrono alla formazione del reddito del lavoratore dipendente le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi; le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto fino all’importo complessivo giornaliero di euro 4, aumentato a euro 8 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica; le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione fino all’importo complessivo giornaliero di euro 5,29.
La ratio sottesa a tale regime fiscale di favore è ispirata dalla volontà del legislatore di detassare le erogazioni ai dipendenti che si ricollegano alla necessità del datore di lavoro di provvedere alle esigenze alimentari del personale che durante l’orario di lavoro deve consumare il pasto.
Al riguardo sono state distinte ipotesi di somministrazione di vitto e precisamente:
a) la gestione, anche tramite terzi, di una mensa da parte del datore di lavoro;
b) la prestazione di servizi sostitutivi di mense aziendali (es., sotto forma di buoni pasto);
c) la corresponsione di una somma a titolo di indennità sostitutiva di mensa.
Fatta salva l’ipotesi a), che esclude l’emersione di un reddito di lavoro dipendente, nelle altre modalità di somministrazione del vitto, invece, è prevista, anche se in diversa misura, la rilevanza reddituale della stessa.
Il Regolamento recante disposizioni in materia di servizi sostitutivi di mensa prevede che i buoni pasto:
a) consentono al titolare di ricevere un servizio sostitutivo di mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto;
b) consentono all’esercizio convenzionato di provare documentalmente l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione;
c) sono utilizzati esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno o parziale, anche qualora l’orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato;
d) non sono cedibili, né cumulabili oltre il limite di otto buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro e sono utilizzabili solo dal titolare;
e) sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale».
Sì rileva, pertanto, che il buono pasto può essere corrisposto da parte del datore di lavoro in favore dei dipendenti assunti, sia a tempo pieno che a tempo parziale, nonché qualora l’articolazione dell’orario di lavoro non preveda una pausa per il pranzo; tale previsione, in effetti, tiene conto della circostanza che la realtà lavorativa è sempre più caratterizzata da forme di lavoro flessibili. Inoltre, pur non avendo natura tributaria, assuma rilevanza anche ai fini fiscali.
D’altra parte, la normativa fiscale non prevede una definizione delle prestazioni sostitutive di mensa limitandosi a prevederne la non concorrenza al reddito nei limiti descritti.
In assenza, pertanto, di disposizioni che limitano l’erogazione, da parte del datore di lavoro, dei buoni pasto in favore dei propri dipendenti, si ritiene che per tali prestazioni sostitutive del servizio di mensa trovi applicazione il regime di parziale imponibilità, indipendentemente dall’articolazione dell’orario di lavoro e dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa.
Nella fattispecie in oggetto esaminata dall’Amministrazione finanziaria un ente bilaterale rappresenta di aver previsto, da aprile 2020 al 31 luglio 2020 – prorogato per tutto il mese di settembre e con possibilità di estensione fino alla fine dell’anno 2020 – lo svolgimento da parte dei propri dipendenti della prestazione lavorativa in modalità di lavoro agile.
L’Ente precisa che tale modalità di lavoro si è resa necessaria in considerazione delle nuove esigenze legate al contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Tenuto conto della nuova modalità di lavoro, l’Ente chiede se ai fini delle imposte dirette, il servizio sostitutivo di mensa mediante buoni pasto, erogato in favore dei propri lavoratori agili, non concorra alla formazione del reddito di lavoro dipendente, e chiede se in qualità di sostituto di imposta, non sia tenuto ad operare la ritenuta a titolo d’acconto Irpef sul valore del servizio sostitutivo di mensa mediante buoni pasto che viene assicurato ai propri lavoratori dipendenti che svolgono la prestazione di lavoro in modalità smart-working.
Per il Fisco i buoni pasto che l’Ente bilaterale riconosce ai lavoratori agili non concorrano alla formazione del reddito di lavoro dipendente, pertanto, l’Ente non sarà tenuto ad operare anche nei confronti dei lavoratori in smart-working, la ritenuta a titolo di acconto Irpef sul valore dei buoni pasto fino a euro 4, se cartacei, ovvero euro 8, se elettronici.