L’omologazione del concordato esclude il reato di omesso versamento IVA

Con la recente Sentenza n. 44884/2018, la Corte di Cassazione ha affermato che qualora intervenga l’omologazione del concordato preventivo prima della scadenza del termine di versamento, deve ritenersi esclusa la configurazione del reato di omesso versamento IVA, con conseguente illegittimità del decreto di sequestro preventivo disposto dal g.i.p.

FATTO


Il Giudice per indagini preliminari ha emesso decreto di sequestro preventivo nei confronti del contribuente indagato per il reato di omesso versamento dell’IVA, in considerazione del mancato versamento dell’imposta dovuta oltre la soglia di punibilità entro il termine previsto per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo.
Su ricorso del contribuente, il Tribunale ha confermato la misura preventiva ritenendo non rilevante ai fini della insussistenza del reato l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, intervenuta prima della scadenza del termine per il versamento dell’IVA.
La decisione del Tribunale è stata impugnata dal contribuente, eccependo l’idoneità dell’omologazione del concordato a considerare inesistente il fumus del reato contestato, tenuto conto dell’inclusione del debito IVA nella dilazione richiesta con il piano transattivo, da ritenersi concluso mediante il cd. silenzio-assenso da parte dell’amministrazione.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Accogliendo il ricorso del contribuente, la Corte di Cassazione ha affermato che in tema di reati tributari, deve ritenersi esclusa la configurabilità del reato di omesso versamento d’imposta oltre la soglia di punibilità, in presenza di una transazione fiscale concordata secondo la legge fallimentare, ove omologata prima della consumazione del reato coincidente con la data di scadenza prevista per il versamento omesso.
La Corte Suprema ha osservato che l’accordo transattivo tempestivamente omologato muta gli elementi costitutivi del reato di omesso versamento, incidendo sia sul termine di pagamento, che può essere dilazionato ovvero frazionato in più rate, sia sull’importo stesso del tributo che, nel caso di imposte diverse dall’Iva e di quelle armonizzate, può essere addirittura ridotto per effetto dell’accordo, con eventuale rimodulazione del debito al di sotto della soglia di punibilità. In tal modo, il titolo di pagamento non è più costituito dalla dichiarazione annuale, bensì dalla transazione fiscale, il cui eventuale successivo inadempimento comporta la revoca della transazione stessa, ma non anche la reviviscenza del reato.
Con specifico riferimento all’omesso versamento IVA, i giudici della Suprema Corte hanno affermato, inoltre, che il reato non è configurabile per il mancato versamento del debito IVA scaduto, nel caso in cui il debitore sia ammesso al concordato preventivo con pagamento dilazionato e/o parziale dell’imposta.
Di conseguenza deve ritenersi illegittimo il decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari a tutela del credito erariale.