Fatturazione dell’estrazione di merce dal deposito IVA

Con la Risposta ad Interpello n. 142 del 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ai fini dell’estrazione dei beni da depositi IVA, l’emissione dell’autofattura può essere emessa in formato analogico o in formato elettronico extra SdI. Tuttavia, se i beni sono estratti da un operatore italiano, e durante la permanenza nel deposito IVA sono stati oggetto di prestazioni di servizi territorialmente rilevanti in Italia che ne hanno modificato il valore, è obbligatoria l’emissione della fattura elettronica tramite SdI.

Dal 1° gennaio 2019 è obbligatorio documentare le cessioni di beni e le prestazioni di servizi territorialmente rilevanti in Italia esclusivamente con fattura elettronica tramite SdI (fatte salve le esclusioni e gli esoneri per i soggetti minori).
Con riferimento ai depositi IVA e all’estrazione di merce negli stessi contenuta si applicano le seguenti regole:
a) obbligo di fatturazione elettronica – fatte salve le eccezioni ed i divieti ricavabili dalla legislazione vigente – indipendentemente dall’operazione documentata;
b) esclusione dagli obblighi di fatturazione elettronica per i rapporti con soggetti non residenti o stabiliti in Italia, ferma la possibilità di procedere, in tal caso, su base volontaria.
In base alla disciplina che regola i depositi IVA sono effettuate senza pagamento dell’IVA le seguenti operazioni:
– gli acquisti intracomunitari di beni eseguiti mediante introduzione in un deposito IVA;
– le operazioni di immissione in libera pratica di beni non comunitari destinati ad essere introdotti in un deposito IVA previa prestazione di idonea garanzia commisurata all’imposta;
– le cessioni di beni eseguite mediante introduzione in un deposito I.V.A.;
– le cessioni di beni custoditi in un deposito IVA;
– le cessioni intracomunitarie di beni estratti da un deposito IVA con spedizione in un altro Stato membro della Comunità europea, salvo che si tratti di cessioni intracomunitarie soggette ad imposta nel territorio dello Stato;
– le cessioni di beni estratti da un deposito IVA con trasporto o spedizione fuori del territorio della Comunità europea;
– le prestazioni di servizi, comprese le operazioni di perfezionamento e le manipolazioni usuali, relative a beni custoditi in un deposito IVA, anche se materialmente eseguite non nel deposito stesso, ma nei locali limitrofi sempreché, in tal caso, le suddette operazioni siano di durata non superiore a sessanta giorni;
– il trasferimento dei beni in altro deposito IVA.
Mentre le suddette operazioni sono documentate secondo la loro diversa tipologia e non sono soggetta ad IVA, l’estrazione dei beni da un deposito I.V.A. può essere effettuata solo da soggetti passivi d’imposta agli effetti dell’I.V.A. e comporta il pagamento dell’imposta, mediante applicazione del reverse-charge.
A tal fine, il soggetto che procede all’estrazione, a seconda della situazione, provvede all’emissione di una autofattura o all’integrazione della fattura/documento ricevuta dal cedente, per l’applicazione dell’IVA.
Le autofatture possono, secondo la libera determinazione dei soggetti operanti, essere analogiche o elettroniche extra SdI, con obbligo di fattura elettronica via SdI nel solo caso in cui il bene, estratto dall’operatore italiano, durante la permanenza nel deposito sia stato oggetto di una prestazione di servizi, territorialmente rilevante in Italia, che ne ha modificato il valore.