Fallimento e ammissione al passivo, per i crediti previdenziali sufficiente l’estratto di ruolo


In tema di riscossione di crediti previdenziali, i crediti iscritti a ruolo ed azionati dalle società concessionarie per la riscossione seguono, nel caso d’intervenuta dichiarazione di fallimento del debitore, l’iter procedurale prescritto per gli altri crediti concorsuali. Di conseguenza, la domanda di ammissione al passivo può essere proposta anche sulla base del semplice estratto di ruolo, non richiedendosi la previa notifica della cartella di pagamento o dell’avviso di addebito, e fermo restando, in caso di contestazione del credito da parte del curatore, l’onere del concessionario d’integrare la relativa prova (Corte di Cassazione, ordinanza 02 ottobre 2019, n. 24589).


Un Agente della Riscossione aveva proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di una società in liquidazione, chiedendo l’ammissione al passivo di un credito per contributi previdenziali. Il Tribunale territoriale, però, aveva rigettato la domanda, così argomentando. A differenza di quanto accade per i crediti tributari, i crediti previdenziali devono trovare fondamento in un titolo esecutivo emesso prima della dichiarazione di fallimento; orbene, tenuto conto che la riscossione delle somme dovute all’Inps ha luogo mediante notifica di un avviso di addebito avente valore di titolo esecutivo (art. 30, co. 1, D.L. 31 maggio 2010, n. 78), la riscossione coattiva era fondata su un avviso di addebito formato in data successiva a quella della dichiarazione di fallimento, restando irrilevante anche l’avvenuta produzione dei modelli DM10 depositati nel giudizio di opposizione, in quanto non aventi efficacia di titolo esecutivo. Conseguentemente, il Tribunale ha rigettato l’istanza di ammissione al passivo anche degli importi richiesti a titolo di aggio, di diritti di tabella e di notifica.
Avverso il decreto, l’AdR propone così ricorso in Cassazione, lamentando che il decreto impugnato ha erroneamente conferito rilievo alla mancata notificazione dell’avviso di addebito, ritenuta idonea ad escludere l’efficacia esecutiva del ruolo.
Per la Suprema Corte il motivo è fondato. In tema di riscossione di crediti tributari e previdenziali, infatti, secondo orientamento consolidato di legittimità, i crediti iscritti a ruolo ed azionati dalle società concessionarie per la riscossione seguono, nel caso d’intervenuta dichiarazione di fallimento del debitore, l’iter procedurale prescritto per gli altri crediti concorsuali (artt. 92 e ss., Legge fallimentare). Di conseguenza, la domanda di ammissione al passivo può essere proposta anche sulla base del semplice estratto di ruolo, non richiedendosi, in assenza di una espressa previsione di legge, la previa notifica della cartella di pagamento o dell’avviso di addebito, e fermo restando, in caso di contestazione del credito da parte del curatore, l’onere del concessionario d’integrare la relativa prova mediante la produzione dei documenti giustificativi in possesso dell’ente creditore. In contrasto con tale orientamento, il decreto impugnato ha richiamato un precedente di merito, secondo cui il predetto principio risulterebbe applicabile esclusivamente ai crediti tributari (art. 88, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602), mentre per i crediti previdenziali sarebbe necessario un titolo esecutivo emesso prima della dichiarazione di fallimento, che dovrebbe quindi essere necessariamente prodotto a sostegno dell’istanza d’insinuazione al passivo.
Parimenti, non risulta condivisibile il richiamo del decreto impugnato alla disciplina della riscossione dei crediti Inps (art. 30, D.L. n. 78/2010, conv. in L. 30 luglio 2010, n. 122), secondo la quale il recupero delle somme dovute è effettuato mediante la notifica al debitore di un avviso di addebito emesso dallo stesso Istituto, da consegnarsi all’agente della riscossione, attribuendo allo stesso una funzione sostitutiva del ruolo e della cartella di pagamento, nonché efficacia di titolo esecutivo. Tale efficacia, dalla quale dipende l’idoneità dell’avviso a costituire titolo per l’esecuzione forzata, non assume alcun rilievo ai fini dell’istanza d’insinuazione al passivo, la quale, potendo esser proposta sulla base del ruolo (art. 88, co. 2, D.P.R. n. 602/1973), può trovare fondamento anche nell’avviso di addebito, avente la medesima funzione. ininfluente deve ritenersi, al riguardo, la circostanza che l’avviso sia stato emesso in epoca successiva alla dichiarazione di fallimento, a condizione che lo stesso, come accade per la cartella esattoriale, sia notificato al curatore, e ferma restando, in caso di contestazione del credito da parte di quest’ultimo, la necessità che l’agente della riscossione fornisca la relativa prova, mediante la documentazione in possesso dell’Istituto.