Esposizione ad amianto su navi italiane


Circa l’operatività del sistema presuntivo dell’origine professionale in ipotesi di malattia tabellata, la giurisprudenza di cassazione ritiene che quando la malattia è inclusa nella tabella, al lavoratore basta provare la malattia e di essere stato addetto alla lavorazione nociva (anch’essa tabellata) perché il nesso eziologico tra i due termini sia presunto per legge (sempre che la malattia si sia manifestata entro il periodo anch’esso indicato in tabella).


La Corte d’appello di Genova ha rigettato l’appello proposto contro la sentenza del Tribunale della Spezia di rigetto della domanda tesa ad ottenere la rendita per malattia (asbestosi) messa in relazione causale con la prolungata azione della esposizione ad amianto su navi anche straniere nel periodo compreso tra il 1962 ed il 1986. Secondo tale Corte, dalla c.t.u era emersa una esposizione ad amianto su navi italiane, per cui era operativa la copertura assicurativa Ipsema (oggi gestita dall’Inail) solo dal 1957 al 1962; da ciò la Corte territoriale ha tratto la conclusione che il lavoro su navi estere avrebbe assunto il valore di causa sufficiente ad escludere il nesso eziologico, essendo quelle derivanti dall’esposizione su navi italiane percentuali irrilevanti a far raggiungere la soglia di indennizzabilità.
Avverso tale sentenza ricorre per cassazione il lavoratore: con l’unico motivo di ricorso, in particolare, si denuncia la violazione della regola dell’equivalenza causale fissata nell’articolo 41 del codice penale, centrale nella disciplina delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro per cui nessun peso poteva essere attribuito dalla Corte territoriale alla maggior durata dei periodi di servizio presso navi estere rispetto a quelle italiane, trattandosi (come accertato dalla consulenza tecnica d’ufficio) al più di concause tutte equivalenti sul piano causale.
I risultati della consulenza tecnica vanno utilizzati all’interno della disciplina assicurativa del rischio professionale oggetto del giudizio ed, in particolare, viene in rilievo il T.U. n. 1124 del 1965, art. 144, che prevede che “Nell’assicurazione obbligatoria per le malattie professionali contemplate dall’art. 3 del presente decreto è compresa l’asbestosi, contratta nell’esercizio dei lavori specificati nella tabella, allegato n. 8, e che risultino fra quelli previsti dall’art. 1 (..)” e che l’art. 1 include a sua volta nell’assicurazione obbligatoria prevista dal D.P.R. n. 1124 del 1965 (al n. 11) gli addetti alla navigazione marittima, senza distinzione di mansioni; la tabella n. 8 prevede genericamente come causa di asbestosi tutte le lavorazioni che comportano l’impiego e l’applicazione di amianto e di materiali che lo contengono o che comunque espongono ad inalazione di polvere di amianto e si tratta di una definizione generica, onnicomprensiva di tutte le lavorazioni che comportano il contatto nei termini previsti con la sostanza nociva, e ciò a prescindere dalle previsioni normative, quali il D.Lgs. 15 agosto 1991, n. 277, che impongano per determinati settori l’adozione di cautele specifiche e che non si applichino alla navigazione marittima per le peculiarità che la caratterizzano. La Cassazione ha, pure, affermato che la normativa di riferimento depone univocamente per l’inclusione tra le malattie tabellate dell’asbestosi anche se contratta nella navigazione marittima, né sussisterebbero ragionevoli giustificazioni ad un’eventuale esclusione di tale settore di attività.
La questione giuridica si inserisce, dunque, nell’ambito della vicenda interpretativa che riguarda l’operatività del sistema presuntivo dell’origine professionale in ipotesi di malattia tabellata: secondo la giurisprudenza di cassazione quando la malattia è inclusa nella tabella, al lavoratore basta provare la malattia e di essere stato addetto alla lavorazione nociva (anch’essa tabellata) perché il nesso eziologico tra i due termini sia presunto per legge (sempre che la malattia si sia manifestata entro il periodo anch’esso indicato in tabella).
La presunzione in questione non è assoluta, restando la possibilità per l’INAIL di provare una diagnosi differenziale, ma occorre che tale prova attinga ad un fattore causale dotato di efficacia esclusiva.
La sentenza impugnata, laddove ha disconosciuto, senza spiegarne le ragioni, l’efficacia causale del periodo di esposizione all’amianto svolto su navi italiane nell’insorgere della silicosi, non ha seguito i principi sopra esposti. Pertanto, il ricorso è accolto e la sentenza cassata, con rinvio alla Corte d’appello di Genova, in diversa composizione, che si atterrà, nell’ulteriore esame del merito della controversia, a tutti i principi su affermati;