Commercio ingrosso e dettaglio: illegittimo l’accertamento induttivo con media aritmetica semplice

La Corte di Cassazione ha affermato che qualora l’azienda sottoposta ad accertamento “induttivo puro” venda la merce sia all’ingrosso che al dettaglio, il Fisco non può utilizzare il metodo della media aritmetica semplice per il calcolo del margine di ricarico dei beni venduti, ma quello della media aritmetica ponderata (Ordinanza 13 luglio 2018, n. 18695)

FATTO


A seguito di controllo e processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza, che ha riscontrato l’omessa tenuta del libro giornale, l’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento con rettifica del reddito di impresa per maggiori ricavi determinati in modo induttivo applicando un margine di ricarico medio calcolato con il metodo cd. della media aritmetica semplice.
L’atto impositivo è stato annullato dai giudici tributari, sul rilievo che l’Amministrazione aveva erroneamente utilizzato il metodo aritmetico semplice per il calcolo del margine di ricarico sui beni venduti.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


In presenza di scritture contabili non attendibili, al punto che “le omissioni o le false od inesatte indicazioni” risultano tali da inficiare integralmente l’attendibilità, e dunque l’utilizzabilità, degli altri dati contabili (come ad esempio nell’ipotesi di omessa tenuta del libro giornale), l’amministrazione finanziaria può prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e delle scritture contabili in quanto esistenti, ed è legittimata a determinare l’imponibile in base ad elementi meramente indiziari, privi dei requisiti previsti per la prova presuntiva di precisione, gravità e concordanza, attraverso il metodo di accertamento “induttivo puro”.
In queste ipotesi, l’accertamento del reddito di impresa è effettuato sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, tra i quali è compresa la redditività media del settore specifico in cui opera l’impresa sottoposta ad accertamento, ben potendo la rideterminazione del ricarico, sulla base di dati concreti, integrare operazione finalizzata alla ricostruzione del volume d’affari.
Nella raccolta di tali elementi probatori è poi compresa la scelta tra le diverse modalità di calcolo della percentuale di ricarico applicabile alla merce venduta, quella cd. “media aritmetica semplice” o quella “media aritmetica ponderata” (che distingue i beni in diversi gruppi merceologici omogenei).
Al riguardo, la Corte di Cassazione ha affermato che la scelta da parte del Fisco del criterio di determinazione della percentuale di ricarico, deve rispondere a canoni di coerenza logica e congruità che devono essere esplicitati attraverso adeguato ragionamento nell’ambito dell’atto impositivo. Infatti, precisa la Suprema Corte, il ricorso al criterio della “media aritmetica semplice” in luogo della “media ponderale”, è consentito quando risulti l’omogeneità della merce, ma non quando fra i vari tipi di merce esista una notevole differenza di valore ed i tipi più venduti presentino una percentuale di ricarico motto inferiore a quella risultante dal ricarico medio. Inoltre, ai fini della valutazione riguardo alla correttezza della scelta adottata, l’Amministrazione finanziaria deve selezionare un campione congruo di merce per la comparazione tra i prezzi di acquisto e di rivendita, dovendo far riferimento tendenzialmente a tutte le merci commercializzate dalla azienda, risultanti dall’inventario generale o comunque ad un gruppo significativo, per qualità e quantità.
In considerazione di tali principi risulta evidente che il criterio della “media aritmetica semplice” per il calcolo del margine di ricarico dei beni venduti, non può essere utilizzato in sede di accertamento induttivo puro nell’ipotesi in cui l’azienda venda la merce sia al dettaglio che all’ingrosso, data la diversa destinazione dei prodotti commercializzati che implica di per sé l’applicazione di distinte percentuali di ricarico.
Tuttavia, precisa ancora la Corte Suprema, in presenza di un avviso di accertamento viziato dalla erronea applicazione del metodo della “media aritmetica semplice” per il calcolo del margine di ricarico dei beni venduti, in cui però risulti parzialmente fondata la pretesa fiscale, il giudice non può limitarsi ad annullare l’atto impositivo, ma deve esaminare nel merito la pretesa tributaria e, operando una motivata valutazione sostitutiva, procedere all’esatta commisurazione dell’importo dovuto dal contribuente.