Artigiani e commercianti: partecipazioni in società di capitali escluse da contribuzione

È escluso dalla base imponibile contributiva di artigiani e commercianti il reddito derivante dalla partecipazione a società di capitali sul presupposto dell’estraneità ai redditi d’impresa degli utili derivanti dalla partecipazione al capitale di società a responsabilità limitata (costituenti redditi di capitale) tenuto conto che, ai fini IRPEF, il reddito di capitale è distinto dal reddito d’impresa, l’unico assoggettato a contribuzione (Corte di Cassazione – Sentenza n. 24096 del 2019).

FATTO


L’INPS ha accertato un maggior imponibile contributivo in capo al socio artigiano di una società in nome collettivo, includendovi anche il reddito derivante da partecipazioni in società di capitali in cui però non risultava svolta alcuna prestazione lavorativa.
Su ricorso del contribuente, la Corte di merito ha annullato l’accertamento dell’Inps affermando che va assunta come base imponibile sulla quale calcolare i contributi di artigiani e commercianti, la totalità dei redditi d’impresa così come definita dalla disciplina fiscale. Considerato che gli utili derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali senza prestazione di attività lavorativa costituiscono redditi di capitale, questi ultimi non concorrono a formare l’imponibile contributivo.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


La questione sottoposta al vaglio della Corte Suprema attiene al fatto se il lavoratore autonomo, iscritto alla gestione previdenziale artigiani/commercianti, in quanto svolgente un’attività lavorativa per la quale sussistono i requisiti per la tutela previdenziale obbligatoria, debba parametrare o meno il proprio obbligo contributivo a tutti i redditi percepiti nell’anno di riferimento, tenendo conto anche di quelli da partecipazione a società di capitali nella quale egli non svolge attività lavorativa.
In base alla vigente normativa relativa alla tutela previdenziale obbligatoria per artigiani e commercianti l’ammontare del contributo annuo dovuto da artigiani e commerciali è rapportato alla “totalità” dei redditi d’impresa denunciati ai fini IRPEF per l’anno al quale i contributi stessi si riferiscono.
Secondo la Cassazione, al fine di individuare quale sia il reddito di impresa rilevante ai fini contributivi occorre fare riferimento alle norme fiscali, che distinguono i redditi di impresa (quelli che derivano dall’esercizio di attività imprenditoriale) dai redditi di capitale (comprensivi degli utili da partecipazione alle società soggette ad IRES).
Pertanto, visto che la normativa previdenziale individua come base imponibile sulla quale calcolare i contributi la “totalità” dei redditi d’impresa così come definita dalla disciplina fiscale, e considerato che secondo il T.U.I.R. gli utili derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali senza prestazione di attività lavorativa sono inclusi tra i redditi di capitale, ne consegue che questi ultimi non concorrono a costituire la base imponibile ai fini contributivi per artigiani e commercianti.
D’altra parte l’impostazione del sistema prevede che la tutela previdenziale spetti ai lavoratori, non a coloro che si limitino ad investire i propri capitali a scopo di utile.
Una diversa considerazione va fatta per le partecipazioni in società di persone, poiché sulla base del principio della trasparenza fiscale i redditi delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l’oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e sono determinati unitariamente secondo le norme relative a tali redditi. Di conseguenza, ai fini della determinazione dei contributi dovuti dagli artigiani ed esercenti attività commerciali, vanno computati anche i redditi percepiti in qualità di socio accomandante, seppure diversi dal reddito che trova causa nel rapporto di lavoro oggetto della posizione previdenziale.